Crepuscolarismo
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Crepuscolari furono definiti dal critico Giuseppe Antonio Borgese quei poeti che avvertirono la crisi spirituale del tempo come un crepuscolo nell’imminenza del tramonto, che non vollero e non seppero allacciare alcun rapporto concreto e costruttivo con la realtà sociale, che rifiutarono ogni aggancio con la tradizione culturale. Guido GozzanoQuesti poeti si ripiegarono su se stessi a compiangersi d’esser nati e, in attesa della morte, cantarono gli aspetti più banali e insignificanti del quotidiano, avvolgendo uomini e cose in una nuvola di malinconia. Privi di fede e di speranza, i crepuscolari si rifugiarono nel grigiore delle cose comuni, quasi col pudore di chi vuol nascondersi agli occhi degli altri per non farsi veder piangere. Tra di loro annoveriamo Marino Moretti, Corrado Govoni, Fausto Maria Martini, ma le voci più autentiche e significative sono quelle di Sergio Corazzini e Guido Gozzano.

La poesia crepuscolare afferma che la vita non è un’opera da plasmare con il gesto eroico, è uno spazio ristretto, angusto, da superare con l’arte, da far rivivere attraverso la mediazione della letteratura, cui l’esistenza comunica le sue tonalità, voci basse, gesti quotidiani e sommesse ironie.
I crepuscolari negano alla poesia ogni ruolo sociale e civile, rifiutano il concetto di poeta vate, promotore del progresso della storia e considerano la tradizione e il Classicismo, cui si ispirarono in modi diversi Carducci, Pascoli e D’Annunzio, un’esperienza completamente conclusa.
I poeti sono accomunati da una malinconica inquietudine che nasce dalla totale sfiducia in ogni ideale religioso, politico e sociale. Il silenzio dei crepuscolari se ha un significato non è quello di un rifiuto sdegnoso, ma piuttosto di un concreto appartarsi, fatto più di rinuncia e anche un po’ di pigra incomprensione, che di motivato giudizio morale e storico.

Il paesaggio crepuscolare si smorza nei toni, nei colori, soffoca la luce, si restringe all’interno di perimetri ben delimitati, recintati, che solo apparentemente chiudono l’orizzonte all’uomo e al poeta; gli orti delle case, dei conventi, i giardini, i parchi delle ville, i solai, i salotti sono il nuovo spazio entro cui il poeta si muove e nei quali scopre e ricorda l’universo intorno.

I crepuscolari mostrano particolare predilezione per un linguaggio dai toni corti, per i modi discorsivi, per i ritmi facili e abbandonati. Amano osservare la loro vita quotidiana, il lento inseguirsi dei giorni tutti uguali e vuoti di senso, ricordare sentimentalmente il passato, sognare una vita semplice e serena. Ma, nel tempo stesso, sono consapevoli della vanità di quel loro sognare, della inutilità delle loro nostalgie: rimpiangono e ironizzano insieme sul loro ideale di vita semplice, sul loro mondo sognato di cose sbiadite. Sono poesie di argomento umile e banale, che solo alla luce del ricordo e nel tono con cui sono esposte, assumono un loro aspetto particolare, espresso con un atteggiamento stanco, con un lessico volutamente semplice.

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