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La situazione in Europa
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Nell'Europa del primo dopoguerra la delusione era lo stato d’animo dominante tra gli artisti europei. Era una delusione radicale: il caos e la distruzione post-bellica sembravano l’unico esito di tutte le promesse di progresso che avevano illuso l’Europa dell’inizio del secolo. "Un sistema, incapace di disciplinare le proprie forze in maniera diversa da quella che comporta la destituzione e la distruzione dell’uomo, ha fatto fallimento.

Fallimento anche delle élites che, in tutti gli stati senza eccezione, plaudono all’eccidio generale, che fanno l’impossibile per trovare le misure atte a perpetuarlo. Fallimento della scienza le cui più belle scoperte si riducono alle nuove proprietà di un esplosivo o al perfezionamento delle macchine destinate ad uccidere. Fallimento delle filosofie che dell’uomo non vedono più se non l’uniforme e che non pensano ad altro che a fornirgli giustificazioni che gli impediscano di prendere coscienza del turpe mestiere che gli fanno fare. Fallimento dell’arte, ridotta a gestire il tipo migliore di travestimento, fallimento della letteratura, semplice appendice del comunicato militare. E come si sarebbe potuto tollerare che, durante un tale cataclisma, la poesia continuasse la sua tiritera, che uomini, che avevano conosciuto questo incubo, venissero a parlarci della bellezza delle rose?" (M. Nadeau).