indietro
Meriggiare pallido e assorto

Eugenio Montale

home


Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Questa poesia rappresenta un momento di vita sospesa, senza più tempo, apparentemente senza una determinazione spaziale, se non un generico elemento paesaggistico ligure. Tale sospensione predispone una dimensione quasi metafisica, un'atmosfera assai simile a quelle cui sanno dare forma e colori i pittori Carrà e De Chirico.

Dal punto di vista tecnico, questa sospensione è ottenuta utilizzando l'infinito per i verbi riferiti alle azioni dell'essere umano (meriggiare, ascoltare, osservare...), che sono così espresse in modo indefinito, mentre le azioni e le voci della natura (le formiche e le cicale) sono espresse in un preciso e ben delineato tempo presente. Ne consegue che la natura prosegue il suo corso, mentre l'essere umano subisce una sorta di sospensione del tempo (e del giudizio) che lo isola dal mondo delineandone plasticamente la sofferenza e la solitudine.

Ciò che lega Montale ai pittori metafisici non è soltanto la descrizione del paesaggio, immobile e silenzioso, quasi irreale, ma anche un concetto più profondo, che cerca in un "varco" il passaggio per raggiungere una vita felice ed autentica, per riuscire ad afferrare il significato della vita e dare un senso all'esistenza, altrimenti banale e inutile. Il fatto che esista qualcos'altro oltre a ciò che è visibile e tangibile, qualcosa che vada oltre il fisico, che sia quindi metafisico, è riconducibile anche al simbolismo francese di Rimbaud e Verlaine, a cui Montale è indubbiamente legato.