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Alla fine del 1800 si sviluppò, soprattutto in Francia, il simbolismo, un movimento che prese il nome da un articolo di Jean Moréas, in cui affermava che "il principio della poesia moderna stava in un modo d'interpretare il reale per mezzo di simboli". Questa nuova generazione di letterati, che comprende poeti del calibro di Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stephane Mallarmé e, come padre e precursore, Charles Baudelaire, concepisce e descrive l'interiorità dell'uomo come un abisso misterioso e insondabile, ma il senso del mistero si spinge oltre l'intuizione dell'inconscio, che la scienza studierà con metodo e strumenti razionali e scientifici. La realtà pare a molti scrittori di questa età negarsi ad ogni conoscenza razionale: il mistero che l'avvolge si potrà allora penetrare attraverso l'intuizione, attraverso le doti interpretative o divinatrici che solo particolari individui posseggono, o addirittura attraverso una sorta di slancio mistico. Il linguaggio della realtà e della natura è un linguaggio misterioso, oscuramente simbolico, che l'uomo, il poeta in particolare, deve interpretare e svelare.
Al poeta è affidato un compito particolarmente importante, egli può e anzi deve farsi "veggente", o "visionario", anche attraverso esperienze portate ai limiti od oltre i limiti della norma, per poter svelare il mistero del reale, guardare e vedere insomma dove gli uomini comuni (i buoni borghesi, i sani, i normali) non guardano né, anche guardando, potrebbero vedere alcunché.
La poesia, l'arte non è più soltanto una delle molte attività umane, ma la suprema, o una delle supreme: il valore intrinseco attribuito alla bellezza, giustifica anche le violazioni della morale corrente. L'arte si sottrae alla morale e rivendica la propria totale autonomia. La vita si mette a suo servizio e tra arte e vita si instaura una sorta di osmosi e di torbida confusione. Fare della propria vita un'opera d'arte, vivere nel culto esasperato della bellezza o in funzione totale dell'arte diviene un credo per molti dei nuovi poeti e scrittori.
La dedizione alla bellezza e all'arte come supremo fine della propria vita è un ideale di raffinatezza schifiltosa di personaggi che rifiutano la realtà della nuova società borghese e dei valori di massa, chiudendosi in mondi separati, nostalgicamente protendendosi verso età di aristocratica raffinatezza; ma in qualche caso è anche un modo di sottolineare in forma estrema le nuove virtù e le nuove funzioni attribuite alla poesia e all'arte, la capacità dell'arte di svelare i segreti del reale, di farsi il fulcro dell'esperienza conoscitiva dell'individuo.
La concezione della realtà come mistero da interpretare e svelare, porta importanti conseguenze sul piano tecnico. Se la realtà è mistero, se la natura si presenta come una foresta di simboli che al poeta spetta di interpretare e svelare con un atto di intuizione, il linguaggio della poesia in particolare dovrà rifiutare la tradizionale logicità e referenzialità, e ricorrere viceversa a tecniche come il simbolo, l'allegoria, l'analogia, la metafora, la sinestesia, gli accostamenti imprevisti e misteriosi, le accumulazioni apparentemente insignificanti, l'uso sapiente e simbolico degli spazi bianchi, degli artifici tipografici o iconici, una musicalità intensa e raffinata capace di significare al di là della semantica tradizionale e propria del linguaggio comune.
Il ritmo e la musicalità rivestono un ruolo particolarmente importante nella poesia simbolista, perché permettono di raggiungere l'inconscio e la parte più profonda del lettore grazie al loro carattere di estrema intuitività, aggirando la ragione e la razionalità per arrivare direttamente ai sensi.
Ne consegue che una poesia così concepita sarà sovente oscura per la sofisticata alchimia verbale che la sorregge e si proporrà esplicitamente come atto di pura ricerca espressiva senza preoccupazioni di concreta comunicabilità, o comunque come atto di comunicazione iniziatica. Se il poeta deve farsi veggente, al lettore è richiesto di essere persona dotata di cultura, intuizione e sensibilità non comuni, di lasciarsi coinvolgere in un'esperienza di lettura che va al di là di ogni normale atto di comunicazione, di tendere i suoi sensi e la sua sensibilità per cogliere i segni e gli indizi dell'esperienza sovrarazionale compiuta dal poeta.
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