L'ortensia si ruba con gli occhi (e con un taglio secco a fine estate)
Come riprodurre l'ortensia per talea a fine estate senza sprecare soldi in ormoni o serrette: trucchi pratici per ingannare la natura e far radicare un ramo rubato.

C'è un vicino di casa che ha un'ortensia blu elettrico pazzesca, di quelle che non trovi al vivaio sotto casa. Ogni volta che ci passi davanti ti viene voglia di allungare le mani.
Ed è esattamente quello che dovresti fare, ma nel momento giusto. Settembre è il mese dei furti botanici autorizzati. Se provi a farlo a giugno, quando la pianta è nel massimo dello sforzo fiorito, porti a casa solo un rametto destinato a marcire in tre giorni dentro un bicchiere d'acqua sul davanzale. Ti serve un ramo che ha finito di lavorare, stanco ma ancora elastico.
Dicono tutti che servono cesoie sterilizzate alla fiamma e ormoni radicanti in polvere. Onestamente? Sono storie per venderti flaconi. La terra è sporca, le piante si difendono da sole. Ho visto rami radicare in vasi pieni di erbacce e morire in serrette termoregolate. Il segreto non è la sterilità, ma la disperazione della pianta. Se la coccoli troppo e tieni il terreno sempre inzuppato, si siede. Non cerca nutrimento perché ce l'ha già. Bisogna lasciarla quasi asciugare, farle sentire la sete. Lì scatta l'istinto di sopravvivenza.
L'anno scorso ho usato un vecchio coltellino da funghi con il manico in legno di ciliegio scheggiato, che tengo sempre nella tasca posteriore dei jeans quando vado in giardino. Non era disinfettato, aveva ancora tracce di resina di pino di due mesi prima. Eppure quelle talee hanno preso tutte.
Come si taglia senza fare danni
Il ramo perfetto non deve avere fiori in cima. Se ha fiorito ha già esaurito le energie. Cerca un getto laterale, semilegnoso, verde ma che inizia a farsi marroncino alla base. Lungo come una matita, o poco meno. Taglia dritto sotto il "nodo", il rigonfiamento da cui partono le foglie. Lì si concentrano le cellule pronte a mutare.

Molti dimenticano che le foglie dell'ortensia evaporano acqua a velocità pazzesca. Se le lasci intatte, la talea si disidrata subito. Prendi le forbici e taglia a metà le foglie superiori. Sembra una mutilazione, ma riduce lo sforzo traspirante. Quelle sotto strappale via del tutto. Rimarrà un bastoncino spelacchiato. Fa schifo, ma funziona così.
La scelta del substrato e l'attesa stupida
Ora: acqua o terra? In un bicchiere d'acqua vedi subito spuntare i filamenti bianchi. Ma c'è una trappola. Quelle radici sono deboli, acquatiche. Quando le sposti nella terra vera subiscono uno shock pazzesco e spesso muoiono. Meglio infilarle subito in un vaso con una miscela di torba acida e sabbia grossolana, quella grigia da muratore. Niente terriccio nero e pastoso che soffoca tutto alla prima pioggia.
Poi inizia la parte difficile: non fare nulla per sei settimane. Metti il vaso all'ombra di un muro o sotto un cespuglio. Niente sole diretto. Controlli solo che la terra non sia deserto puro. Se le mezze foglie restano turgide e verdi, sotto qualcosa si muove. Non tirare il rametto per controllare, lo vedi da come sta in piedi. Se a novembre spunta una microscopica fogliolina verde chiaro, hai vinto. Avrai la tua pianta identica a quella del vicino, gratis, con la sola soddisfazione di aver ingannato la natura con un pezzo di ramo strappato.
