Social vietati ai bambini? Cosa propone davvero l’Unione Europea per minori e adolescenti
Un gruppo di esperti propone niente schermi sotto i tre anni, uso digitale limitato e sorvegliato fino ai tredici, accesso graduale ai social e controlli più severi sulle piattaforme.

Niente schermi sotto i tre anni, accesso ai servizi digitali limitato e sorvegliato fino ai tredici, regole progressive per gli adolescenti.
È questa la direzione suggerita dal gruppo di esperti incaricato dalla Commissione europea di studiare nuove misure per la sicurezza dei minori online. Non esiste ancora una legge approvata e non è stato deciso un divieto automatico dei social per tutti i minorenni. Per ora c’è una proposta politica, destinata a trasformarsi in un testo legislativo dopo l’estate del 2026.
La soglia dei tre anni riguarda l’esposizione agli schermi in generale, non soltanto Instagram, TikTok o YouTube. Per i bambini così piccoli, gli esperti suggeriscono di evitare smartphone, tablet e contenuti digitali, salvo utilizzi circoscritti come le videochiamate con un familiare. Tra i tre e i tredici anni l’accesso dovrebbe invece essere accompagnato dagli adulti, legato anche a finalità educative e limitato nel tempo.
Sotto i tredici anni non si parla di libertà totale
La proposta non immagina un bambino di dodici anni lasciato solo davanti a qualunque piattaforma. L’idea è che i servizi digitali debbano dimostrare di essere adatti all’età, con protezioni attivate automaticamente, contenuti selezionati e funzioni meno aggressive. La responsabilità non ricadrebbe soltanto sui genitori, che oggi devono inseguire menu diversi, password e impostazioni spesso nascoste.
Le piattaforme potrebbero essere chiamate a limitare elementi come scorrimento infinito, riproduzione automatica e notifiche continue, progettati per trattenere l’utente il più a lungo possibile. Sono meccanismi quasi invisibili quando si guarda un video dopo cena, ma diventano evidenti quando un bambino passa da un contenuto all’altro senza trovare un vero punto in cui fermarsi. La Commissione europea ha già contestato a Meta alcune caratteristiche considerate capaci di favorire un uso compulsivo.

Dopo i tredici anni l’accesso potrebbe diventare progressivamente più ampio, senza trasformarsi subito in una libertà identica a quella degli adulti. Le restrizioni dovrebbero diminuire con l’età, mentre privacy, messaggistica, pubblicità e sistemi di raccomandazione resterebbero regolati. Il principio è simile a quello usato in altri ambiti: non si passa da un divieto assoluto all’assenza completa di regole il giorno del compleanno.
Il problema sarà verificare davvero l’età
Gran parte della proposta dipende da un passaggio ancora poco chiaro nella vita quotidiana: come dimostrare l’età senza consegnare continuamente documenti e dati personali ai social network. Dichiarare una data di nascita falsa richiede pochi secondi, e gli attuali controlli non impediscono a molti bambini di aprire account prima dell’età prevista.
L’Unione Europea sta lavorando a un sistema di verifica che permetta di confermare il superamento di una certa soglia senza comunicare nome, indirizzo o data completa di nascita alla piattaforma. Il servizio dovrebbe sapere soltanto se l’utente ha l’età richiesta, attraverso una prova digitale pensata per proteggere la privacy. La tecnologia è già stata preparata per alcuni contenuti riservati agli adulti e potrebbe essere adattata ai social.
Resta il rischio che i controlli vengano aggirati con account intestati agli adulti, VPN o telefoni condivisi. Succede già nei Paesi che hanno introdotto limiti più rigidi. Una regola scritta bene può rallentare l’accesso, ma difficilmente elimina da sola il problema, soprattutto quando il dispositivo resta acceso sul tavolo di cucina e tutti conoscono il codice di sblocco.
La proposta dovrà ancora diventare legge
Ursula von der Leyen ha accolto le indicazioni degli esperti e annunciato l’intenzione di preparare una proposta europea. Il testo dovrà però essere discusso e approvato dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, quindi soglie, eccezioni e strumenti di controllo possono ancora cambiare. Alcuni Paesi spingono per divieti più severi, altri preferiscono mantenere maggiore spazio alle decisioni familiari.
Nel frattempo le piattaforme continuano a introdurre account per adolescenti, limiti di tempo e controlli parentali. Molte protezioni, però, funzionano soltanto quando l’età dichiarata è corretta. Il nodo europeo non riguarda soltanto quando un ragazzo possa entrare sui social, ma chi debba assumersi il peso di renderli meno invasivi. Finora quel peso è rimasto soprattutto sulle famiglie, spesso davanti a impostazioni che cambiano più rapidamente delle regole.
